{"id":301,"date":"2015-03-16T15:51:05","date_gmt":"2015-03-16T14:51:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.assioa.it\/?p=301"},"modified":"2026-02-17T16:12:24","modified_gmt":"2026-02-17T16:12:24","slug":"le-nostre-radici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.assioa.it\/en\/le-nostre-radici\/","title":{"rendered":"Le nostre radici"},"content":{"rendered":"<h2><a href=\"https:\/\/www.assioa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Immagine-010rid_0.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload alignright wp-image-298 size-full\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%27156%27%20height%3D%27210%27%20viewBox%3D%270%200%20156%20210%27%3E%3Crect%20width%3D%27156%27%20height%3D%27210%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"https:\/\/www.assioa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Immagine-010rid_0.jpg\" alt=\"Immagine 010rid_0\" width=\"156\" height=\"210\" \/><\/a>Qualche riflessione sulla nascita dell&#8217;organizzazione aziendale come raggruppamento autonomo nell&#8217;Universit\u00e0 italiana<\/h2>\n<h5>Di Giovanni Padroni<\/h5>\n<p>Una serie di eventi e situazioni, anche occasionali, mi ha fatto essere testimone e accompagnare il decollo e le prime fasi di sviluppo dell&#8217;organizzazione, quale disciplina &#8220;autonoma&#8221;, nell&#8217;Universit\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>Si fa spesso riferimento al Congresso dell&#8217;AIDEA su &#8220;Organizzazione ed Economia aziendale&#8221; svoltosi a Taormina nell&#8217;ottobre del 1982 come momento, se non di nascita, di &#8220;concepimento&#8221; del nuovo raggruppamento, verosimilmente importante anche per le influenze sulla cultura e le prassi negli scenari aziendali.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 con il Seminario di Taormina fu presa coscienza che, in mancanza di perimetri chiari e di trasparente autonomia, la disciplina avrebbe avuto un&#8217;esistenza difficile e forse asfittica, pur nella presenza di pregevoli ma non sistematiche attenzioni scientifiche di illustri studiosi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, immediatamente dopo, ebbi la percezione che due grandi protagonisti delle nostre discipline, il Prof. Egidio Giannessi e il Prof. Carlo Masini, fossero determinati e concordi nel far nascere e dare autonomia, anzitutto in chiave culturale, all&#8217;Organizzazione.<\/p>\n<p>Mi trovai per una serie di circostanze in prima linea a Pisa, come il collega Prof. Andrea Rugiadini a Milano, nel vivere queste fasi che ebbero solide radici negli scenari accademici ma anche nella lungimiranza e nell&#8217;entusiasmo dei due Maestri.<\/p>\n<p>Personalmente ho letto e vissuto questo percorso, una vera e propria &#8220;gravidanza&#8221; accademica, soprattutto attraverso il pensiero e l&#8217;azione di Giannessi che come allievo seguivo pi\u00f9 da vicino ma che sapevo, per questo ambizioso progetto, in totale sintonia con Masini.<\/p>\n<p>E posso testimoniare, fin dall&#8217;inizio, la visione di un&#8217;organizzazione come disciplina sempre collegata alla gestione e alla rilevazione, quindi con matrice solidamente economico-aziendale, ma anche &#8220;autonoma&#8221;, e non solo con riferimento alle vicende concorsuali.<\/p>\n<p>Tuttavia non si dimentichi come, gi\u00e0 negli anni precedenti, il Maestro pisano avesse delineato per l&#8217;organizzazione confini e contenuti rigorosi anche nella non velata preoccupazione di sottrarla ad abbracci di altre scalpitanti discipline fuori del dominio aziendale che potevano snaturarla o rivelarsi potenzialmente soffocanti.<\/p>\n<p>Giannessi possedeva una spontanea attitudine, caratteristica dei &#8220;grandi&#8221;, di affrontare argomenti complessi in modo semplice e chiaro, anche frutto di una profonda sapienza e finezza psicologica, e cos\u00ec spingeva gli allievi a comportarsi.<\/p>\n<p>In molti campi innovatore, unificatore di anime diverse della scienza, Giannessi fu precursore geniale anche nei sentieri organizzativi. Cos\u00ec i volumi su Frederick Winslow Taylor e Harrington Emerson non rimangono circoscritti agli autori n\u00e9 alle esegesi delle loro opere bens\u00ec rappresentano acute e originali analisi che aprono pi\u00f9 di una finestra su una disciplina alla vigilia di grandi e profonde trasformazioni, anzitutto dilatandone la visione ben oltre i confini della &#8220;Factory&#8221;.<\/p>\n<p>D&#8217;accordo con Taylor, riconosciuto e apprezzato &#8220;Father of Scientific Manageent&#8221;, Giannessi gi\u00e0 dagli anni Sessanta e Settanta non pensa alla combinazione aziendale come luogo di collaborazione idilliaca, bens\u00ec piuttosto fondata sulla consapevolezza dei molti problemi, non esclusi i conflitti, e della necessit\u00e0 di contribuire a trovare convenienti soluzioni per risolverli. E pi\u00f9 volte sottolinea come non sarebbero le persone e i beni a dover essere &#8220;organizzati&#8221; bens\u00ec le operazioni a cui le persone, agendo sui beni, possono dar luogo. Ci\u00f2, nella convinzione che i beni e le risorse umane siano uniti da un principio teleologico piuttosto che da rapporti di casualit\u00e0; e che l&#8217;organizzazione non possa riguardare altro che operazioni prodotte dall&#8217;azione delle persone sui beni.<\/p>\n<p>Comunque le scelte strutturali, cos\u00ec come l&#8217;attribuzione e definizione delle funzioni ai vari organi con idonee azioni di coordinamento e controllo, dovevano per il Maestro pisano essere compiute anzitutto in base alle condizioni d&#8217;azienda relative al mercato e all&#8217; ambiente: anche con grande attenzione alla prospettiva internazionale che lui stesso aveva percorso e che spesso, anche a lezione, ricordava con rigorosa, pittoresca toscanit\u00e0.<\/p>\n<p>Se Giannessi \u00e8 precursore anche nei confronti delle lucide e rivoluzionarie visioni sulla &#8220;razionalit\u00e0 limitata&#8221; di Herbert Simon, Nobel nel 1978, del pari \u00e8 possibile scorgere nel suo pensiero idee che &#8220;anticipano&#8221; la teoria della complessit\u00e0 polarizzata su molte variabili, non linearit\u00e0, probabilit\u00e0 al posto della prevedibilit\u00e0, nuove sensibilit\u00e0 nei confronti di aspetti legati all&#8217;ambiente, all&#8217;etica, alla responsabilit\u00e0 sociale: linee guida teoriche ma anche fonte di suggerimenti per le ricerche, capaci di influenzare, direttamente e indirettamente, sentieri non soltanto locali.<\/p>\n<p>Il Maestro mostra e rivela una vita aziendale essenzialmente dinamica che esige adattamenti continui degli schemi strutturali alle mutevoli e risorgenti necessit\u00e0: sottolineando con lungimiranza la necessit\u00e0 di non separare in modo netto l&#8217;aspetto strutturale da quello strategico. Ci\u00f2 anche nella consapevolezza che il successo sia condizionato dal grado di armonia esistente tra le strategie, le strutture e la cultura aziendale: perch\u00e9 i valori culturali e le &#8220;ideologie&#8221; inciderebbero, tra gli altri, sui comportamenti nel posto di lavoro, i rapporti di subordinazione e indipendenza, il grado di accettazione del luogo di lavoro stesso e, quindi, in definitiva, sull&#8217;organizzazione.<\/p>\n<p>Giannessi non separa rigorosamente i variegati aspetti della strategia e della struttura: li vede piuttosto in termini di tendenziale interrelazione, anche in questo caso precorrendo e arricchendo i fondamentali contributi di Chandler. La struttura, &#8220;output&#8221; della progettazione, rappresenterebbe il tessuto connettivo posto tra la missione globale dell&#8217;azienda e le sfere delle motivazioni e dei bisogni soggettivi; la cultura organizzativa il fondamentale fattore per il raggiungimento dell&#8217;economicit\u00e0 durevole.<\/p>\n<p>Viene enfatizzato il ruolo del capitale umano, non solo quale elemento strumentale ma anche preziosa occasione di autorealizzazione. E per Giannessi la persona assume importanza fondamentale, capace di manifestare stretti rapporti con i multiformi aspetti della vita sociale. Il lavoro \u00e8 sempre elemento chiave nel processo produttivo e alla luce di questa sensibilit\u00e0, che anticipa moderni sviluppi dottrinali, viene evidenziato il passaggio dalla funzione al ruolo, caratterizzato da elementi squisitamente soggettivi inquadrabili in una visione sistemica e ineludibilmente &#8220;complessa&#8221;. L&#8217;intreccio tra pi\u00f9 o meno rigorose definizioni delle funzioni e le gamme delle aspettative farebbe scaturire sistemi di ruoli e conflitti da cui si conferma ulteriormente come ogni problema di organizzazione sia, contemporaneamente, esercizio di proficua gestione.<\/p>\n<p>Come ricordava ancora Giannessi, una completa e cordiale &#8220;cooperazione&#8221;, che non potrebbe mai essere imposta, e un&#8217;idonea &#8220;istruzione preventiva&#8221;, vincolerebbero l&#8217;applicazione della teoria all&#8217;interno della combinazione produttiva: rendendosi conto che non \u00e8 possibile preparare nuove generazioni di lavoratori, con caratteristiche innovative rispetto a quelle dei loro predecessori, facendo solo ricorso a forme tradizionali di mero addestramento. Enfatizzava piuttosto la necessit\u00e0 di attivit\u00e0 di formazione: mirate a fornire strumenti utili per affinare le capacit\u00e0 tecniche ma, anche e soprattutto, operanti sul piano generale dei principali significati delle conoscenze umane; ci\u00f2 al fine di offrire precisi supporti mediante i quali acquisire, insieme, matura consapevolezza dei significati della propria attivit\u00e0, esaltazione del concetto di &#8220;curiosit\u00e0 intellettuale&#8221;, arricchimento delle coscienze.<\/p>\n<p>Muovendo direttamente dal pensiero zappiano, Giannessi accosta in un unico insieme la dottrina dell&#8217;organizzazione a quella della gestione e contabile. Considera l&#8217;economia aziendale come fattore capace di far progredire la metodologia del sottosistema organizzativo attribuendo alle funzioni e ai ruoli i supporti necessari per metterli in corrispondenza a valori economici che, nel tempo, possono esprimere.<\/p>\n<p>In quanto efficace mezzo di conveniente gestione, l&#8217;organizzazione influenzerebbe i livelli di rendimento ed economicit\u00e0, favorendo la convergenza verso l&#8217;equilibrio economico durevole.<\/p>\n<p>Fin dai primi passi, i nuovi scenari organizzativi segnalavano che, parallelamente a un progresso tecnico-scientifico sempre pi\u00f9 rapido, l&#8217;uomo era comunque autentico &#8220;fattore di eccellenza&#8221;. E la sfida maggiore per la professionalit\u00e0 era solidamente rappresentata dalla capacit\u00e0 di concepire e trasmettere ampie visioni strategiche con forti caratterizzazioni ideali. Ci\u00f2 senza trascurare l&#8217;esigenza di giungere a risultati concreti mediante la formulazione di obiettivi, anche di breve periodo, concernenti specifiche problematiche: da quelle tecniche a quelle economiche, finanziarie, patrimoniali.<\/p>\n<p>Tuttavia la necessit\u00e0 crescente di flussi informativi in ogni direzione, in grado di arricchire il patrimonio di conoscenze, si scontra fin da allora con i vincoli rappresentati dalle strutture burocratiche o comunque fortemente gerarchizzate. E alle radici del problema, allora come oggi, c&#8217;\u00e9 il miglioramento delle capacit\u00e0 e delle competenze che l&#8217;azienda possiede e sa concretamente esprimere, nel mercato e nell&#8217; environment in cui \u00e8 immersa.<br \/>\nI primi passi della nuova disciplina si confrontano con sistemi preesistenti generalmente rigidi, che \u00e8 necessario cambiare, comunque risultato e causa di atteggiamenti e valori. Si percepisce come le strutture &#8220;classiche&#8221;, per caratteristiche intrinseche, non possano facilitare un&#8217;adeguata trasversalit\u00e0, flussi rapidi di comunicazioni, decisioni tempestive.<\/p>\n<p>Dunque Giannessi, gi\u00e0 negli anni Sessanta e Settanta, \u00e8 un precursore capace di generare riflessioni teoriche e linee di ricerca, preziose anche ai nostri giorni, che vedono lo sviluppo e le condizioni di equilibrio affondare le loro radici in una nuova cultura che ha nel fattore umano una risorsa essenziale.<\/p>\n<p>Se nuovi assetti della dottrina organizzativa nascono dal carattere di complementariet\u00e0 che lega sinergicamente i fattori produttivi, spesso il Maestro osserva anche come nell&#8217; analisi delle variabili &#8220;critiche&#8221; debba essere attribuita una particolare rilevanza agli aspetti qualitativi, offrendo &#8220;chiavi&#8221; interpretative e guide rilevanti sia sul piano esplicativo-teorico sia su quello operativo.<\/p>\n<p>La tipologia organizzativa, affermava Giannessi, non \u00e8 cosa prefabbricata da imporre a tutte le aziende: ognuna \u00e8 peculiare combinazione di fattori produttivi, sistema operativo in atto e composizione dinamica di forze, interne ed esterne. E nella difficolt\u00e0 di stabilire norme a carattere generale o pretenderne l&#8217;applicazione a tutti i casi che si presentano, l&#8217;organizzazione, prima di ogni altra cosa, sarebbe un movimento di idee.<br \/>\nSe l&#8217;esigenza di adeguare le strutture interne ai profondi cambiamenti, da quelli tecnologici a quelli di mercato e di ambiente, ha favorito lo sviluppo e l&#8217;affermazione di una disciplina fortemente autonoma, merita sottolineare lo sforzo per favorire la ricerca continua di connessioni con le altre dottrine nell&#8217;ambito dell&#8217;unitaria concezione economico-aziendale.<\/p>\n<p>Giannessi illumina sistemi economico-sociali sempre pi\u00f9 chiaramente &#8220;aperti&#8221;, fortemente dinamici, a crescente complessit\u00e0. Ci\u00f2 anzitutto in relazione a multiformi rapporti di causa-effetto, concausa-rapporto molteplice, comunque strettamente connessi ad un environment che formula pressioni-aspettative forti e difficilmente prevedibili.<\/p>\n<p>L&#8217;equilibrio dei sistemi aziendali, come di quelli sociali, sarebbe dunque criticamente legato ad alcuni fattori-chiave: dalla flessibilit\u00e0 quale strumento strategico primario al collegamento con le problematiche pi\u00f9 squisitamente strutturali, tecnologiche, culturali, alla visione strategica globale.<\/p>\n<p>E la crescente rilevanza degli aspetti sistemici rispetto a quelli parziali, di settore o riferiti a segmenti isolati, renderebbe necessarie visioni globali con prospettive fortemente strategiche.<\/p>\n<p>Per Giannessi l&#8217;Universit\u00e0 \u00e8 anzitutto &#8220;Universitas&#8221; luogo e strumento per approfondire le diverse discipline nella costante tensione verso interrelazioni alimentate da curiosit\u00e0, passione, senso critico, immaginazione; capace di offrire un maturo possesso del metodo e pronta a cogliere i collegamenti tra il singolo accadimento e la visione complessiva. Tutto ci\u00f2 in un quadro di ampio respiro in cui trovano spazio, accanto agli aspetti squisitamente economici, obiettivi sempre pi\u00f9 caratterizzati in senso civile e sociale.<\/p>\n<p>Il Maestro \u00e8 instancabile nell&#8217;esortazione a compiere in grado eccelso il lavoro di insegnamento e di studio, sempre collegati, mai dimenticando l&#8217; umanit\u00e0, la costante onest\u00e0, il continuo riferimento alla responsabilit\u00e0 e all&#8217; etica: praticata e non meramente proclamata, perch\u00e9 anche nell&#8217;Universit\u00e0 &#8220;a nessuno sia permesso di appropriarsi della cultura strumentalizzandola per le proprie mire di potere o relegandola nell&#8217;ambito di una ristretta cerchia di persone&#8221;.<\/p>\n<p>La cultura, ci ricordava Giannessi, nonostante le sue molte facce, \u00e8 una; e l\u2019articolazione pluridimensionale e universale della conoscenza deve essere costantemente attenta a ostacolare il distacco e la contrapposizione tra momenti diversi del &#8221; sapere &#8220;, di necessit\u00e0 armonicamente uniti.<br \/>\nLa ricerca, anche in organizzazione, non ha mai una &#8220;conclusione&#8221; ma soltanto tappe intermedie; ogni studioso apporta un contributo che \u00e8 utilizzato da altri in reti virtuose che fanno progredire una disciplina e, pi\u00f9 in generale, la conoscenza.<\/p>\n<p>Terreni dissodati e semi diffusi gi\u00e0 negli ultimi decenni del Novecento ci aiutano a meglio comprendere le attuali configurazioni organizzative \u201cpostmoderne\u201d, legate alla complessit\u00e0; a configurare pluralit\u00e0 di forme che emergono dalle variegate soggettivit\u00e0, cos\u00ec come comportamenti di &#8220;Self organization&#8221; piuttosto che di mero feed-back o regolazioni descrivibili linearmente. E tutto ci\u00f2 entro sistemi &#8220;caotici&#8221; caratterizzati da insicurezza, difficile prevedibilit\u00e0, \u201crazionalit\u00e0 limitata\u201d, nel delicato passaggio da elementi dominanti &#8220;epistemologici&#8221;, caratterizzati dalla comprensione di situazioni complesse, singolari, ad altri &#8220;ontologici&#8221;nei quali realt\u00e0 diverse coesistono, collidono, si compenetrano. Si richiedono sempre di pi\u00f9 sia conoscenze trasversali, per sapersi muovere nel cambiamento, sia competenze specializzate per adempiere specificatamente al proprio ruolo. E crescono i &#8220;Knowledge Workers&#8221; e gli operatori a cui si chiede contemporaneamente professionalit\u00e0 e flessibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Nello scenario in cui l&#8217;organizzazione muove i primi passi, l&#8217;Universit\u00e0, sorgente principale della cultura, \u00e8 chiamata a coniugare sinergicamente l\u2019insegnamento con la ricerca scientifica; a offrire anzitutto un maturo possesso del &#8220;metodo&#8221;, capacit\u00e0 di cogliere i rapporti tra singolo accadimento e visione complessiva, insegnare un uso critico degli strumenti acquisiti e armonizzare le conoscenze specialistiche in una visione d\u2019ampio respiro, anche spesso intessuta di rinunce e sacrifici. Vuole uomini liberi aperti a tutte le idee e a ogni aspetto dell&#8217;investigazione.<\/p>\n<p>E nel pensiero e nella prassi di Giannessi, giunti fino a noi, vi \u00e8 un&#8217;imprescindibile bisogno di unit\u00e0 della cultura, nella convinzione che quanto pi\u00f9 un Paese cresce nel campo della scienza e della tecnica tanto maggiormente deve progredire nel terreno umanistico: e ci\u00f2 con riflessi significativi anche nei campi dell&#8217;organizzazione. Cos\u00ec l&#8217;apprendimento, piuttosto che assimilazione di risultati gi\u00e0 elaborati, sarebbe forma di partecipazione attiva alla ricerca, che alla didattica \u00e8 intimamente collegata quasi a rappresentare le due facce di una stessa medaglia. In ci\u00f2 appare dunque essenziale l&#8217;insegnamento inteso come paideia, piuttosto che presuntuosa illuminazione.<\/p>\n<p>Invece di soluzioni preconfezionate Giannessi enfatizza il bisogno di acquisire senso critico, personali opinioni, metodologie per risolvere i problemi, strumenti e incoraggiamenti per elaborare e diffondere le proprie idee.<br \/>\nE, con particolare riferimento all&#8217;organizzazione, ma nella forte sensibilit\u00e0 e attenzione anche alle altre aree dell&#8217;economia aziendale, \u00e8 sempre forte l&#8217;invito a non dimenticare mai il passato prima di proiettarsi nel futuro.<br \/>\nL&#8217;investigazione presupporrebbe sempre una forte unit\u00e0 di vita che dovrebbe legare, oltre che la ricerca e la didattica, la sfera professionale, gli incarichi accademici, i rapporti umani.<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;<em>Alla base delle vostre opere<\/em>&#8220;, amava ripeteva Giannessi a studenti e allievi, &#8220;<em>siano non tanto le nozioni ma i concetti, derivati dall&#8217;osservazione e interpretazione dei fatti: con sete inestinguibile del sapere e sempre affascinati dalla conoscenza<\/em>&#8220;.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche riflessione sulla nascita dell&#8217;organizzazione aziendale come raggruppamento autonomo nell&#8217;Universit\u00e0 italiana Di Giovanni Padroni Una serie di eventi e situazioni, anche occasionali, mi ha fatto essere testimone e accompagnare il decollo e le prime fasi di sviluppo dell&#8217;organizzazione, quale disciplina &#8220;autonoma&#8221;, nell&#8217;Universit\u00e0 italiana. Si fa spesso riferimento al Congresso dell&#8217;AIDEA su &#8220;Organizzazione ed Economia aziendale&#8221; svoltosi a Taormina nell&#8217;ottobre del 1982 come momento, se non di nascita, di &#8220;concepimento&#8221; del nuovo raggruppamento, verosimilmente importante anche per le influenze sulla cultura e le prassi negli scenari aziendali. 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