ASSIOA

Associazione Italiana di Organizzazione Aziendale
19
Mag

Il settore di “Organizzazione Aziendale” e la nascita del WOA

di Riccardo MERCURIO e Severino SALVEMINI

È generalmente riconosciuto che la nascita e il primo sviluppo degli studi italiani di organizzazione aziendale sia legato all’evoluzione della disciplina dell’Economia Aziendale, dalla scuola zappiana ai contributi di Onida (1951) e di D’Ippolito (1952), studi in cui si riconosce la prima legittimità e la peculiarità degli studi organizzativi, seppure solo all’interno del perimetro dell’Economia Aziendale. Questa fase di fondazione dell’organizzazione aziendale coincide con il periodo compreso tra l’enunciazione del modello di Gino Zappa (cfr. al noto contributo, Tendenze nuove negli studi di Ragioneria, 1929) e gli anni ‘60, quando Carlo Masini compie una sistematica riflessione economico-aziendale in tema di organizzazione ed elabora una teoria che avrà un effetto di indirizzo, guida e stimolo per gli studi successivi (L’organizzazione del lavoro in azienda, 1955). L’organizzazione in tale nuova concezione, dismette la dimensione di “funzione” o di “momento di controllo economico” per assumere il rango di specifica disciplina che indaga un aspetto particolare della vita aziendale. La nascita del settore dell’Organizzazione Aziendale negli anni Settanta pone l’esigenza di definire un campo di studio in una fase di straordinaria proliferazione di paradigmi e programmi di ricerca iniziata alla fine degli anni cinquanta sotto la spinta di studiosi di derivazione anglosassone come March, Simon, Lawrence-Lorsch, Thompson, Galbraith, Burns-Stalker. Si avvia così l’avvio della creazione di un’area comune di sapere organizzativo, spinta anche dalla visione mono disciplinare di studiosi come Andrea Rugiadini, e la costruzione di un gruppo di ricercatori e docenti che, pur provenienti da settori e aree diverse dell’economia aziendale, provano a sviluppare relazioni e scambi su tematiche organizzative. Un momento rilevante per un primo consolidamento di un nucleo di docenti omogenei come prospettiva di ricerca è il Convegno dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale “L’organizzazione nell’Economia aziendale”, che si svolge nell’autunno del 1982 a Taormina (con i contributi dello stesso Rugiadini e di Giovanni Costa, Giovanni Padroni, Severino Salvemini, Raoul Nacamulli, Giuseppe Airoldi, Gianni Lorenzoni, Vittorio Coda, Franco Isotta, Giorgio Giorgetti ).

Alla fine degli anni ’90 si tengono in Italia gli ultimi concorsi nazionali per professori. Per il settore dell’organizzazione aziendale la sede definita dal Ministero per un finale “grande concorso” per professori associati fu Napoli. La commissione e’ composta da Luigi Golzio, Riccardo Mercurio, Severino Salvemini, Nando Maraschini, Marco Modica. Il confronto con numerosi candidati attraverso la lettura delle loro pubblicazioni e l’esposizione della lezione, che allora rappresentava una passaggio importante per la valutazione dei candidati, accelera, in quella sede, la riflessione, già avviata, sui caratteri e sul contenuto della materia dell’Organizzazione Aziendale in Italia. Anche in quel caso si verifica che esisteva un’ampia varietà di approcci alla ricerca, collegata alle diverse esperienze dei candidati che provenivano, in larga parte, da settori diversi. Alla fine del concorso si capisce la necessità di una più profonda riflessione sui contenuti e sui principali filoni di ricerca del settore, anche per indirizzare i ricercatori giovani verso obiettivi più chiari, creando le condizioni di scambio e collaborazione in vista di una maggiore coinvolgimento nella ricerca internazionale. Dall’inizio degli anni ’80, il dibattito in corso, sia in ambito internazionale, sia nel contesto italiano, si era, infatti, caratterizzato per una fase nuova, basata su un più serrato confronto fra numerosi approcci e teorie, elaborati anche in altri ambiti disciplinari. Si era arrivato a parlare di “giungla” delle teorie organizzative facendo riferimento all’eterogeneità delle fonti di produzione degli studi e delle ricerche organizzative. Da questo punto di vista, la nostra disciplina non appariva caratterizzata per una dinamica di cumulazione, ma sembrava essersi sviluppata secondo un percorso competitivo, in cui le maxi-teorie di riferimento diventavano, di volta in volta, quelle che apparivano in grado di risolvere il maggior numero di problemi considerati in un certo momento. In quegli anni, sotto l’impulso dei contributi di Oliver Williamson, iniziava a diffondersi e a svilupparsi l’approccio istituzionalista dell’ Organizzazione & Mercato, che si contrapponeva a quello sistemico situazionale, che si era consolidato nella fase precedente. Parallelamente si sviluppavano approcci guidati da concezioni differenti: le logiche di progettazione organizzativa inspirate dalle formule della chimica e della fisica dei sistemi, a quelle ispirate all’ecologia delle popolazioni, a quelle di matrice simbolico-interpretativista. Si passava dal neo-istituzionalismo all’insieme degli approcci morbidi alle organizzazioni, alla teoria dell’azione organizzativa. Inoltre lo sviluppo della tecnologia e dei sistemi informativi inseriva, anche con l’entrata nel settore di studiosi di area ingegneristica, una cultura maggiormente deterministica, non sempre coerente alle metodologie di analisi della tradizione economico aziendale italiana e delle stesse esperienze di ricerca internazionali sull’organizzazione aziendale.

L’esigenza di creare un gruppo che si riconoscesse in un’area di ricerca, anche se dagli ampi confini, spinge gli ordinari dell’epoca, che non superavano la quindicina, a verificare la possibilità di avviare strumenti di confronto periodico tra i ricercatori del “giovane” settore dell’Organizzazione Aziendale. Il gruppo che cerca di assumere in Italia dignità autonoma nel panorama, anche formale, degli studi sull’azienda, comincia a rodarsi con due incontri, il primo, più formale, a Campobasso presso l’Università del Molise, dove un freddo eccezionale spinge ad animare un caloroso dibattito su un’ampia varietà di temi che iniziarono a fornire la complessità e varietà del quadro della ricerca in atto. Il secondo a Napoli dove spunta anche una deriva culturale ed emozionale, dovuta dalla sostituzione delle classiche conclusioni con uno spettacolo di grande rilievo per i concetti organizzativi: la piece “Olivetti” di Laura Curino del Teatro Settimo.

Queste iniziative, che servono sicuramente a creare il senso di appartenenza da parte di tutti i docenti e ricercatori del settore, convince i partecipanti dell’esigenza di definire un modello di gestione della ricerca dal settore, basato sul confronto e sul dibattito, piuttosto che su rigidi modelli di analisi o teorie prevalenti per segnare un’ inutile delimitazione del campo.

Il primo WOA

La vera svolta arriva nel 2000 quando, sotto la spinta metodologica di Bruno Maggi, si decide di realizzare il primo WOA – Workshop di Organizzazione Aziendale a Bologna. Il comitato scientifico guidato da Bruno Maggi è composto da Giovanni Costa, Maurizio Decastri, Luigi Golzio, Riccardo Mercurio. Si decide anche in accordo con gli altri Ordinari del settore di costruire un’occasione di verifica e di analisi delle ricerche in atto nell’anno, in particolare da parte dei più giovani. La presentazione prima dell’abstract e poi dei paper voleva rappresentare una fase di confronto costruttivo, anche critico, per costruire un pensiero comune, pur se diverso nelle teorie utilizzate e negli approcci seguiti. Il chairman di una sessione si assumeva la responsabilità di avviare la discussione e il dibattito, ma anche di fornire strade di riflessione o proposte di modifica della ricerca presentata. L’obiettivo era stimolare contributi di ricerca teorica ed empirica in un dibattito aperto a varie prospettive interpretative e di approcci, ma mantenere chiaro e coerente il processo metodologico seguito per lo sviluppo della conoscenza nell’Organizzazione Aziendale.

Questa scelta, da un lato forniva indicazioni precise sulla qualità e maturità complessiva della ricerca nell’area dell’organizzazione aziendale in Italia e dall’altro rassicurava i ricercatori più giovani sulle possibilità di sviluppo della propria carriera, in base all’apprezzamento che ricevevano dall’intero gruppo dei docenti della materia in quella sede.

La struttura degli incontri del Workshop di Organizzazione Aziendale da allora non sono poi molto mutate, anche se l’esperienza e il fortunato maggior numero dei partecipanti ha richiesto una organizzazione più articolata e professionale.

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